PRIMARIE PD 2012 – Bersani vs. Renzi

Spartacus

La guerra tra Bersani e Renzi si è aperta in occasione delle primarie Pd 2012 per la scelta del candidato premier. Lo statuto del partito all’art.3   stabilisce che il naturale candidato per la corsa alla premiership, espresso dal Partito Democratico, sia il Segretario del Partito. Renzi in nome del giovanilismo e svecchiamento della classe politica, si oppose alla candidatura di Bersani, il quale per mostrare democraticità impose una deroga allo Statuto e consentì, oltre che a Renzi, a chiunque lo volesse, di partecipare a primarie di partito per la scelta del candidato da esprimere per la premiership. Fu l’inizio di una lunga serie  di contese mediatiche. I principali quotidiani nazionali e le principali Tv, per motivi di share, si contesero i “duellanti”

Certo fu una campagna elettorale “sui generis”, in quanto la percentuale di presenza in Tv la ebbe Renzi con il 60% circa di presenza in tutti i canali televisivi, nel lasso di periodo interessato, mentre Bersani coprì a mala pena il 40% di presenza sulla scena mediatica e non in tutti i canali televisivi. Altro dato rilevanti è che il “duello” tra i contendenti, compresi Puppato, Tabacci e Vendola, non registrò mai un vero confronto dialettico. Insieme a discutere non furono mai visti, tranne la puntata su Sky, a chiusura delle primarie, che impostò il confronto ad un format particolare di talk show. I diritti se li aggiudicò Sky scavalcando le reti Rai per questioni di neutralità politica. L’intervistatrice fu scelta con criteri oggettivi ma diversi,  Monica  Maggioni, direttrice di Rai News 24, con l’interim a Televideo, fu scelta per la nota bravura nelle interviste e perché più affine al tipo di format stabilito. Il format poteva rischiare di essere noioso ma la giornalista ed i tecnici scenici e delle luci, nonché lo studio Sky, erano ben calibrati per la riuscita dell’evento che consisteva in una intervista in contemporanea ai 5 contendenti che rispondevano a turno ad una stessa domanda. La diversità delle risposte, che davano l’idea del progetto politico di ognuno dei candidati alla segreteria del Pd e la tensione creata intorno all’evento, fecero la differenza. Decisive le domande che furono selezionate con cura. 12 milioni di italiani rimasero inchiodati alla tv ed il giorno dopo tutta la stampa estera rimandò l’eco delle impressioni.

Il più difficile da inquadrare nel format fu proprio Pier Luigi Bersani per il suo pragmatismo, poco consono ai grandi eventi mediatici. In realtà per Bersani la cosa fu decisiva e fortunosa assai, poiché proprio il suo pragmatismo portò al voto l’intero popolo di iscritti e aderenti al Pd. La comunicazione delle primarie di Bersani, poco avanguardista e molto incentrata sui contenuti, fu una vittoria schiacciante. Erano tutti d’accordo: era lui il Segretario Pd. Il dato anagrafico contò nella misura in cui divenne elemento valoriale di esperienza ed affidabilità. Pier Luigi Bersani risultò al 61,1%, mentre Matteo Renzi al 38,8% dei voti del popolo Pd quando ancora lo scrutinio era al 90% dei seggi.  “Dobbiamo avere fiducia nella nostra gente” le prime dichiarazioni del vincitore. Che poi ringraziò le migliaia di volontari “che resero possibile tutto questo. Bersani era il leader forte.

Saldamente in testa in 19 regioni su 20 con punte del 75,7% in Calabria dove ottiene il risultato più ampio Bersani scavalcò Matteo Renzi di gran lunga, il quale ottenne un buon risultato  soltanto in Toscana dove si avvicinò al 55%. Il futuro segretario del Pd vinse in Umbria (52,3% contro 47,6%), nelle Marche (54,6% contro 45,3%), in Emilia Romagna (60,8% contro il 39,1%) e in Sicilia dove superò il 66%, prevalendo, inoltre, in tutte le grandi città italiane. Nel capoluogo lombardo il segretario del Pd andò oltre il 60%. A Roma Bersani stravinse, come a Napoli dove superò il 70%, a Bari e a  Palermo con oltre il 60%.

Bellissimo e significativo il brano di un articolo di Massimo Giannini apparso su Repubblica il 3 dicembre 2012

(…) Ma queste primarie rappresentano comunque un cambio di fase. Senza falsi ecumenismi, senza vuota retorica: il merito è di chi ha vinto, ma anche di chi ha perso. Bersani ci ha messo la faccia e la passione, rinunciando a usare lo Statuto come un’arma di autodifesa e a brandire il vecchio “pugno del partito” contro il giovane sfidante. Renzi ci ha messo l’ambizione e l’irruenza dei suoi 37 anni, contribuendo al ricambio del personale e del linguaggio politico. Il pragmatismo riformatore, di ispirazione socialdemocratica, ha avuto la meglio sul nuovismo rottamatore, di matrice post-ideologica. Il saldo finale è positivo, per tutti. E il risultato delle primarie, trasformate impropriamente in un congresso a cielo aperto, dimostra che dentro lo stesso partito di una moderna sinistra europea possono convivere anche idee diverse sul lavoro e sul fisco, sul Medioriente e sui diritti civili. Purché non siano antitetiche, o tanto vaghe da sconfinare in un “oltre” dove non sai più chi sei, quando parli di precari e di Fiat, di esodati e di spread. E purché, dopo la conta, prevalgano la disciplina e la logica della maggioranza.(…)

Il caso 300 Spartani: aspetti political correct e non political correct. Gioie e dolori della comunicazione via web.

Il brand più importante di Bersani è stato il logo Italia Bene Comune che riassumeva un contenuto rilevantissimo valoriale di cittadinanza. Di eccezionale rilievo fu l’attivazione dei volontari che sui social network e porta a porta, diffusero volantini, inviti alla partecipazione, attivazioni di chat, apertura di comitati, battaglie di idee in 140 caratteri su twitter. Un proliferare di struttura organizzativa e sociale attraverso la partecipazione militante. Come il caso dei 300 Spartani. Un gruppo di attivisti in sostegno di Bersani i quali si preoccupavano di diffondere tutte le iniziative e le proposte politiche  del futuro Segretario Pd su Twitter e su Facebook, seguendolo in tutte le trasmissioni dove era presente e postando frasi e comenti sui social. Alcuni di loro convintamente e con gran successo, altri purtroppo con troppa acredine e prepotenza. Così a fine primarie dalla parte di  Renzi arrivarono molte proteste. Singolare cosa, poiché Renzi aveva l’abitudine di prendere di mira Bersani per “smontarlo” . Chi semina vento raccoglie tempesta e così un bel giorno, sul blog di un sostenitore di Renzi che aveva postato un tweet poco simpatico su Bersani, arrivarono migliaia di spam. La cosa non finì lì. Vi fu una risposta tramite carta stampata.

L’articolo in risposta al fatto emblematico è questo :

Titolo:   “300 spartani, gli attivisti in rete, cosa si fa e cosa non si dovrebbe fare – Attenzione, post adatto soltanto agli appassionati di politica e di comunicazione web”.

 

Il mondo fortunatamente ignora il fatto che dietro ogni campagna elettorale ci siano dei gruppi di assalto di persone che, non soltanto cercano di portare in evidenza le iniziative del loro leader di riferimento, ma al contempo denigrano le iniziative degli avversari.  E’ avvenuto nelle ultime elezioni, ma anche durante le primarie del PD.

 Per capirci, c’erano gruppi di bersaniani che andavano in giro per la rete a denigrare Matteo Renzi e gruppi di renziani che facevano lo stesso con Bersani.

 Il tutto avviene molto più su Facebook che su twitter, ma avviene anche nei commenti dei blog più influenti. Se lo si facesse in maniera corretta, senza forzare troppo la mano non ci sarebbe nemmeno niente di male.  Ci sono però stati casi in cui queste azioni hanno travalicato il limite del bullismo e del trollismo”.

Un caso analogo fu raccontato da Massimo Mantellini che in un suo post ironico su Bersani aveva ricevuto decine di commenti precompilati, tutti provenienti dalla sede del PD. Stessa cosa era successa durante la campagna elettorale per le primarie, come raccontò Luca Sofri.

Dietro queste iniziative in molti ipotizzarono l’intervento dei 300 Spartani, definito “gruppo di assalto”, “gioiosa macchina da guerra” coordinati da Tommaso Giuntella, Stefano di Traglia e Chiara Geloni, responsabili della campagna elettorale di Bersani.

Le attività dei 300 Spartani furono descritte così:

Presidiano, vigilano, monitorano, intervengono, corrono in soccorso, se del caso spammano, invadono le timeline su Twitter, commentano, inventano hashtag, rilanciano i temi della campagna del segretario dem, animano il dibattito online, coordinandosi tra loro.

Infine una notte su twitter  si svolse una notevole discussione iniziata da Enrico Sola durante la quale Giuntella ammise che l’attacco al post di Mantellini – che criticava Bersani –  fu orchestrato da loro, anche se fu fatto “per scherzo” e fu l’ultimo episodio del genere.

Ma al di là delle comunicazioni via web, Bersani risultò essere un gigante dai piedi d’argilla. E questo è il dato di fondo incontrovertibile. Già subito dopo le primarie la sua forza cominciò a scricchiolare, per portare ad un risultato molto più modesto alle elezioni 2013.

Certo una criticuccia  ci starebbe anche: viene da chiedersi se questi troller  operavano come semplici militanti del partito o se il partito li aveva incaricati ufficialmente e magari anche retribuiti. Perché poi, di base, hanno finito per fare soltanto del male al partito.

 PD ACCENSIONE

Un pensiero su “PRIMARIE PD 2012 – Bersani vs. Renzi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...