La comunicazione simbolica per immagini

schettino

Se affrontiamo il tema della comunicazione simbolica per immagini allora dovremmo cominciare con il risalire all’origine dell’umanità. Le inscrizioni ed i graffiti rinvenuti nelle caverne ci dimostrano che molto probabilmente sono nate prime le immagini del dialogo. Forse i suoni erano padroni delle relazioni tra gli ominidi, ai tempi della prima apparizione dell’uomo sulla terra, quando le immagini già impazzavano e rendevano le idee, il senso ed il significato della vita quotidiana. Quindi le immagini sono fondamentali nella comunicazione. Soprattutto ai tempi di internet, ai tempi della comunicazione telematica.

Il legame molto forte in comunicazione è proprio quello che si stabilisce tra la politica, il simbolismo, le immagini e l’immaginario collettivo; un legame tessuto di informazione relazionale e mainstream, di proselitismo e di cultura undergroud, di società liquida e di rivoluzioni. Le immagini infatti sono le religiose ancelle di ogni passaggio dialogico, trasmettitori di senso. Un assioma fondamentale, per rendere ancora più chiaro il nesso tra immagini e comunicazione, è quanto scrive Lev Manovich nel libro Il linguaggio dei nuovi media per le Edizioni Olivares -2005 :  “Il concetto di cultura dell’informazione è parallelo al concetto di cultura visiva“.

Le immagini, dunque, sono fondamentali, e possiamo riportare ancora a sostegno dell’assunto, la citazione del dialogo di Platone nel Fedone (già citato a pag.35) “osserverò le immagini del reale attraverso lo specchio dell’acqua“. E’ il famoso mito della caverna, ispiratore di una lunga, lunghissima serie di film, manuali, idee e correnti filosofiche, che proprio nei giorni nostri, nei giorni della ascesa della comunicazione di massa e multimediale nonché telematica, hanno contribuito al  grand proliferare ed accreditarsi della cultura dell’immagine.

L’immagine è semplice, è intuitiva, parla all’inconscio superando le barriere del linguaggio e per questo non richiede grande cultura nozionistica, anzi non la richiede affatto perché l’immagine, spesso, non vuole comunicare in realtà, ma ottenere uno scopo: celare la realtà attraverso un vettore (il mito della caverna) da cui si può ricavarne un significato soggettivo.

Ancora, socialmente l’immagine è un rimando al senso, una ispiratrice dei nessi, il collegamento delle associazioni di idee, un ancestrale simbolismo inconscio, un trasmettitore di codici valoriali. E questa ultima funzione è fondamentale nella comunicazione pubblica e sociale e soprattutto nella pubblicità e nel marketing politico.

Il cristianesimo, ma anche tutte le religioni del mondo, di qualunque era storica, basano il proprio proselitismo sull’immagine. L’immagine ha il potere di staccarci dalle sofferenze del quotidiano e di evocare in noi mondi subliminali: il mondo delle idee platoniche. Ci fanno disegnare con la mente ciò che vorremmo che fosse, interrompendo il circuito delle frustrazioni alle aspirazioni.

Già nell’antica Roma le campagne elettorali erano sofisticate elaborazioni di immagini, retorica e dialettica. A Pompei si possono ancora vedere i muri con le scritte ed i graffiti che i candidati facevano l’uno contro la candidatura dell’altro o ad esclusivo favore di se stessi.

Saltando piè pari tutti i secoli seguenti, possiamo arrivare al periodo tra le due guerre quando si sviluppa un’agguerrita forma di campagna elettorale basata sulla propaganda: vuota rappresentazione delle idee qualunquistiche, oggi populistiche, che il partito metteva in campo per convincere e per alienare i pensieri della massa ad un unica visione distorta, perché non rispondente al vero, perché celante la realtà dei fatti.

Dopo le guerre mondiali, in America si sviluppa il più grande laboratorio di comunicazione politica basato su una più ampia libertà di informazione e trasmissione delle idee, nonché di partecipazione popolare. E mentre in Europa si diffondeva il fascismo e lo stalinismo, in America si celebrava il connubio tra informazione e marketing politico (quella branca della comunicazione che tende a pubblicizzare un personaggio attraverso la somministrazione (ed il termine ha una sua appropriatezza) al pubblico degli ideali politici del personaggio pubblicizzato.

In Italia, con la diffusione del mezzo televisivo intorno agli anni 50 del novecento, il dibattito politico si fa più interessante, le idee della democrazia si diffondono e la partecipazione popolare si fa finalmente più coinvolgente ed aperta alla luce del sole. Pietra miliare di questo cambio di impostazione informativa e comunicativa è l’apertura del voto alle donne con il governo Bonomi, con decreto legislativo luogotenenziale nº 23 del 2 febbraio 1945 . In pratica l’attuazione del suffragio universale. Ironia della sorte, sarà proprio il mezzo televisivo, criticato per la capacità intrinseca di alienare le coscienze, che diffonderà, tra noi, il concetto di democrazia partecipativa e tutte le tematiche ad essa collegate, attraverso la sempre maggiore diffusione delle tribune e dibattiti politici.

Ma per sondare fino in fondo la portata comunicativa delle immagini, oltre al concetto dell’associazione di idee, è necessario gettare uno sguardo sulla struttura molecolare della realtà storica che le circonda. Il tema dell’identità, ad esempio, finora solo formalmente approcciato – o analizzato in altre ottiche – a contatto con la contemporaneità e con le immagini di essa, si fa più complesso, sgretolandosi in una compresenza e sovrapposizione di identità. A volte armonizzate, a volte armonizzabili, a volte in conflitto e difficilmente componibili.

La comunicazione risente della declinazione plurale dei fenomeni identitari, dovendosi calibrare su un quadro enormemente più complesso. Anche a questo scopo le immagini vengono delegate… ma effettivamente non possono essere risolutive anche se certamente e fondamentalmente sono complementari.

Per avere conoscenza attraverso la comunicazione bisogna passare da un uni-verso ad un multi-verso; detto in altri termini è necessario arrivare a percepire i singoli interlocutori con cui si parla e quindi è necessario un cambio di passo: in pratica si deve passare dall’interloquire per astratto con una persona anonima ad una relazione concreta con Alfredo, Beatrice, Mario, Anna, … questo, certo fa parte della psicologia della comunicazione ma bisogna anche tener ben presente che se ci si rapporta con Alfredo, Beatrice, Mario, Anna .. tutti gli altri saranno esclusi. Affinché il rapporto sia includente è necessario che Alfredo rappresenti tutti gli Alfredo, Beatrice rappresenti tutte le Beatrice, Mario tutti i Mario e Anna tutte le Anna. E’ necessario ovvero che tutti gli Alfredo si identifichino in Alfredo ecc… In questo modo avremo una comunicazione più includete e quindi più efficiente rispetto allo scopo che ci siamo prefissi. Insomma è la rappresentanza, l’identità, l’associazione di idee, come si diceva, l’elemento cardine della comunicazione generalizzata.

E non dimentichiamoci che l’informazione è il contenuto della comunicazione e che in tecnologia l’informazione (bit) è il vettore della comunicazione e questa differenza ha un significato. Un significato che si risolve nelle immagini e nel loro contenuto. Alfredo deve portare un contenuto informazionale al quale rapportarsi affinché tutti gli Alfredo volontariamente possano concordare che quel Alfredo gli somiglia e quindi escano soddisfatti dal raffronto. Viceversa si sentirebbero esclusi e l’immagine di Alfredo risulterebbe sì efficace in termini tecnici ma poco efficiente in termini di scopo. Oppure efficiente se lo scopo era appunto la non comunicazione, l’esclusione: quel Alfredo e non tu! Nell’esclusione l’immagine familiare risulta deprivata, perde la forza valoriale se non si concentra su almeno un aspetto comune che potrebbe essere un lavoro, una tendenza caratteriale come la semplicità, la simpatia, un valore riconosciuto positivo.. e allora Alfredo assume un senso. Dunque o Alfredo rappresentante di altri Alfredo o Alfredo rappresentante di un valore mainstream. E dico valore mainstream perché in tempi di relativismo il valore acquista una peculiarità tutta temporale e contingente. Le immagini, dunque, sono vettori valoriali, i soli in grado di comunicare efficacemente la soggettività come l’oggettività

Il sistema dei poteri nella comunicazione

sistema della comunicazione

Come si può ben vedere lo spazio condiviso è veramente ridotto rispetto al sistema dei poteri in campo nella comunicazione, tra l’altro lo spazio condiviso è interagente solo nel senso politico: d= comunicazione politica mediatizzata, attraverso cui si veicolano tutti i temi valoriali che informa l’intera struttura intersecandola. Questo fa sì che la comunicazione politica sia il vero vettore attraverso cui si può costruire o decostruire la società, in base a valori, azioni, reazioni e comportamenti. Anche il sistema dei media veri e propri, includenti la pubblicità, i social networks, telegiornali e giornali ecc…, viene influenzato dal rapporto pubblicistico tra la comunicazione politica mediatizzata e lo spazio condiviso, in un rapporto di rimandi e feed back che sembra non avere soluzione di continuità. Ma appunto sembra …. (bc)

continua …..

meno tasse sul lavoro - damiano (2)

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