Lo spazio pubblico in un’analisi sociologica … così per diletto

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Lo spazio pubblico, come lo chiamava Hannah Arendt, e la sfera pubblica borghese come preferisce chiamarla Jurgen Habermas, sono l’esemplificazione fisica della nuova democrazia partecipativa già presente nelle Agorà ateniesi ma impostasi con forza ai tempi della comunicazione di massa, ossia ai tempi della comunicazione mediatizzata che ha le sue radici nelle spinte socialiste e democratiche di fine ‘800. A rigore di logica, per la totale assenza del carattere partecipativo, tutto ciò che è stato comunicazione nei secoli precedenti, non può rientrare nel campo della comunicazione politica ma della pura propaganda. Dahlgren, poco dopo Arendt e Habermas, distingue una sfera pubblica culturale ed una sfera pubblica politica che in sostanza fa da sostrato al dibattito odierno tra apocalittici ed integrati con un collegamento al mercato delle idee di stampo liberale americano, dove il problema della comunicazione politica sposta la sua attenzione sulle issues di tendenza, ossia più interessanti per il pubblico, distinguendo gli argomenti più di carattere culturale da quelli più di carattere politico. Il problema principale è la comprensione che lo spazio dei mass-media, della video politica e delle social opinion non esaurisce lo spazio pubblico perché esiste un territorio, quello della “società civile” al cui interno nascono sensibilità politiche e verso issues, sentite come “pressanti”. quindi la società civile, oggi, finisce per diventare il “press” agent della politica e determinare in parte i temi dell’Agenda politica. Gli attori in campo sono tre: cittadini, politici/politica, mass-media. Il modello dialogico della comunicazione di tipo pubblicistico incrocia i tre attori creando appunto un’arena virtuale – sul tipo della polis greca – divisa in settori di potere  (Mazzoleni)

Tuttavia c’è una nuova tendenza di pensiero che informa di sé le nuove teorie sociologiche sulla comunicazione politica: il flusso comunicativo proveniente dal sistema dei media è molto consistente oggi e ha la tendenza a riprendere un sopravvento non prima ravvisabile con evidenza o almeno con tanta evidenza. Ciò sembra dovuto ad un restringimento della chiarezza politica data dal passaggio storico critico che torna a stimolare una certa invasività (intrinseca comunque al sistema mediatico) della comunicazione politica mediale, con un acuirsi della partigianeria e della referenzialità politica.

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