Il dualismo in politica ovvero il reinvenimento dello zoccolo duro

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

RASSEGNA STAMPA

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Tralasciando tutte le teorie psico-sociologiche sulle identità personali e caratterizzazioni inclusive, generalmente le basi dell’identità politica sono da ricercare nel fondamento delle ideologie. Ma cosa sono queste ideologie? Sono il livello più alto di identità con una forte connotazione di astrattezza. L’astrattezza facilità il processo identitario ed inclusivo perché elimina la soggettività, allarga i confini del pragmatismo e rende meno definite e definibili rigidamente le idee. Così quando le persone si definiscono di “destra” o di “sinistra” operano una semplificazione che facilita notevolmente il compito di caratterizzazione, il quale, viceversa, diventa complicatissimo quando ci si deve accostare ad una particolare corrente o linea politica. Il processo identitario fa acquistare più forza al leader di corrente o di macro area ideologica perché elimina il corto circuito che si crea tra personalità propria del soggetto aderente e  le idee astratte ed oggettive cui dovrebbe sentirsi in sintonia, risolvendolo nella semplificazione all’obbedienza e all’adattamento.  Le correnti finiscono per essere, dunque,  l’humus del dialogo interno ed esterno ad un partito, tra le tendenze di ogni singolo soggetto e i componenti tutti di una area ideologicamente definita; sono la sintesi più probabile  tra le aspirazioni politiche e le possibilità identitarie, ma sono anche il terreno dove si sviluppa con facilità il conflitto.

Da cosa nasce il conflitto tra due o più  gruppi? Secondo la teoria del conflitto realistico (di cui al link un primo approccio semplicistico) il  conflitto intergruppi è riconducibile alla competizione attorno a risorse scarse e ambite (Sherif 1966). La competizione nasce da una percezione di incompatibilità di obiettivi e dalla relativa necessità di occupare una posizione dominante rispetto al gruppo concorrente, ciò aumenta la chiusura dei gruppi sugli stereotipi di percezione del gruppo avversario.

Sembrerebbe, così, che il solo mettere in ombra le caratteristiche  più specifiche di appartenenza al proprio gruppo possa facilitare l’abbandono degli stereotipi e l’amalgama con altri gruppi. Cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che abbandonare gli estremismi delle idee caratterizzanti può aiutare l’avvicinamento tra persone che ideologicamente sono in sintonia

Se ciò non avviene è perché c’è una componente che impedisce il processo, ad esempio la paura dell’omologazione che, tra l’altro, porta alla nascita di un terzo sottogruppo, il cosiddetto “zoccolo duro”. Ossia coloro che vengono assaliti dal prorompente timore di perdere la propria identità ideologica e tendono a rinchiudersi in una estrema caratterizzazione identitaria.

Se si vuole l’unica strategia a questo punto è la ricerca della coesistenza tra gruppi senza la necessità della fusione, senza dover necessariamente eliminare il conflitto, tra l’altro considerato salutare in psicologia sociale. E’ bene sapere, però, a questo punto, che il mantenimento del conflitto genera maggiore incertezza.

Il mantenimento dei gruppi originari  riduce la percezione della minaccia, la paura di perdere l’identità,   ma aumenta la volontà di predominanza dei gruppi l’uno sull’altro e quindi aumenta il conflitto.

E’ chiaro che le vie d’uscita sono molteplici, a seconda dei casi. Un fattore importante di negoziazione per la risoluzione (provvisoria sempre) dei conflitti, è la creatività, la spinta in avanti con lo sguardo verso un orizzonte non ancora ben delineato.

Se si vuole, invece mantenere le identità, bisogna, allora fare appello ai valori, ossia al passato.

Le due presentate fin quì, sono soluzioni entrambe valide, tuttavia, c’è una terza via : considerando che sui valori si scontra, si consuma, si rafforza lo zoccolo duro dei conflitti identitari, questi valori dovrebbero essere meno “ideologizzati” e più rispondenti al dato reale del vissuto quotidiano. La praticità del vissuto può agevolare il processo identitario e l’amalgama tra incerti e volenterosi, sicuri ed insicuri, dovrebbe essere  la soluzione più efficace

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«Partito plurale ma deve saper decidere»

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«Sbagliato cambiare le regole»

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