RASSEGNA STAMPA WEB -23 agosto 2013

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

RASSEGNA STAMPA

venerdì 23 agosto 2013

Bersani con sigaro più grande

Bersani a Ravenna, Renzi a Borgo Sisa (…)

 

Meeting Cl, Violante a pranzo con Alfano e Lupi. “Si è parlato del tempo…” (…)

 

Berlusconi: “Se mi buttano a mare e la barca sbanda non è colpa mia” (…)

 

Premier Letta : «Crisi di governo? Pdl si assuma responsabilità»(…)

 

Il Cavaliere ora mette sotto tiro Letta. “Fa il duro con me per battere Renzi” (…)

 

Franceschini : «Niente ricatti e sconti sul Cav». Il Pd risponde compatto (…)

Latorre: «Decadenza Berlusconi? Pd vuole solo applicare la legge» (…)

Luciano Violante :  “Berlusconi esca dal vittimismo:

 i voti non cancellano la sentenza” (…)

 

Stefano Menichini 

Mai stati in barca insieme

 Berlusconi sbaglia metafora, Enrico Letta sa che non si può navigare a qualsiasi costo. E che non siamo tutti grandi amici

Come al solito efficace nell’utilizzo di concetti arcitaliani, Silvio Berlusconi ha deciso che lui e il Pd adesso stanno «sulla stessa barca».

Si vede che il film sulla pacificazione nella sua testa è andato molto avanti: si trova più o meno alla scena madre nella quale i due ex nemici, nel frattempo diventati come dice lui «amici» nell’emergenza, sono tentati dal reciproco scaraventarsi fuori bordo. Amando gli happy end, soprattutto quando lo riguardano, è chiaro che Berlusconi punta sul colpo di scena dell’amicizia che trionfa.

Credo che anche lui trovi poco credibile il finale alternativo, con la vittima che dopo esser stata buttata a mare risale in barca per vendicarsi: una cosa del genere accadeva in Ore 10 Calma piatta, se avete presente, solo che quello che risaliva a bordo era il cattivo e una meravigliosa Nicole Kidman era decisiva per fargli fare una bruttissima fine.

A differenza di quanto accadeva in quel film alla Kidman, Letta non ha subito neanche per un momento il fascino del provvisorio compagno di viaggio. Questo è il punto che sfugge, anche ai commentatori che si attardano nella facile battuta sulle complicità familiari tra Letta nipote e zio e in una descrizione della situazione come se tutti fossero all’opera per togliere Berlusconi dai guai.

Enrico Letta avrà anche l’imprinting democristiano, ed è convintissimo della necessità di andare avanti col lavoro del governo, ma dal giorno dell’investitura sa di giocarsi in questa partita difficilissima la credibilità di una vita. Lui pratica la trasversalità ma è cresciuto nel bipolarismo di marca prodiana: quindi sa anche che la prima cosa non può compromettere la seconda, se non si ambisce a ruoli da pensionati come Dini o Monti.

Era inevitabile allora che neanche una crepa potesse aprirsi fra il presidente del consiglio e il proprio partito, sul principio che non si scambia legalità con opportunità politica. Per rimanere nella metafora, non si naviga a ogni costo. Nasce da qui l’aggiustamento sempre più difensivo di Berlusconi, che alterna minacce da fine di mondo a blandizie da amiconi in crociera.

Invece, spiacenti, mai stati in barca insieme. Del resto ricorderete la famosa foto delle magliette a righe, su quello yacht del ’95: col Cavaliere c’erano un po’ di amici, c’erano Dotti e Stefania Ariosto, c’era il proprietario del Barbarossa Previti. Nessun democratico a bordo. E nessun Letta.

@smenichini

 

Condanna Berlusconi, Anm: “Linciaggio mediatico per neutralizzare sentenza” (…)

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Plotone di esecuzione? In giunta il Pd sarà serio (…)

 

L’intervista

 

Cuperlo, candidato alla segreteria democratica: ma Berlusconi non gridi alla vendetta

“Non siamo al governo a tutti i costi in questa partita ci giochiamo l’anima”

TOMMASO CIRIACO

ROMA — «La decadenza di Berlusconi è un atto dovuto, scontato. La destra deve capire che noi non possiamo arretrare di un millimetro, perché ne andrebbe di mezzo la nostra concezione della democrazia». Né vendetta, né accanimento verso il Cavaliere: per il candidato alla segreteria democratica Gianni Cuperlo è soltanto una questione di «coerenza » rispetto ai «principi dello Stato di diritto». I dem non possono muoversi diversamente. Altrimenti perderebbero l’anima: «Non penso che il Pd si spaccherà. Sul principio non cederà. Dovesse cedere, semplicemente non ci sarebbe più il Pd».

 Il Cavaliere si affida a un’immagine: “Sono in barca con un amico che mi vuole buttare a mare”. L’amico è il Pd.

«Così la metafora non funziona. Non abbiamo mai immaginato di risolvere la vicenda per via giudiziaria. Ma la decadenza è un atto dovuto, scontato. Su questo il Pd è unito».

 Atto dovuto, dice. Spieghi a noi e al Pdl perché.

«Si tratta di una sentenza passata in giudicato e come tale va rispettata e applicata. Sa che cos’è irricevibile?».

Dica.

«La concezione sostanziale della democrazia che ha questa destra, dove le regole e i principi vengono dopo la realtà. Loro dicono: “Abbiamo preso milioni divoti”. E da lì fanno discendere la valutazione sulla decadenza. Ma non funziona così. Se prendi milioni di voti non sei esentato dal rispetto della legge. Nel ‘900 questa visione è stata all’origine della distorsione dei valori democratici. Per questo non possiamo arretrare di un millimetro».

 Un bel problema, per il premier.

«Ho apprezzato Letta. Ha difeso la responsabilità di essere al governo per affrontare l’emergenza economica che per mevuol dire redistribuire risorse a chi è finito a terra, rappresentarci in Europa e, me lo lasci dire in queste ore terribili, anche guardare al mondo e a un Medio Oriente segnato dalle tragedie in Egitto e Siria. Ma Letta ha anche spiegato che non siamo al governo a ogni costo».

 Eppure, tutto ruota ancora intorno al Cavaliere.

«Quel che non funziona a destra è un’idea del consenso elettorale come potere sovraordinato agli altri. Ma quella è la premessa dell’assolutismo. L’opposto di quell’equilibrio dei poteri elaborato da un paio di secoli».

 Insomma, nessun passo indietro.

«Ma non è questione di tattica politica. È una questione di principio in uno Stato di diritto. Lo devono capire i nostri avversari ».

 C’è chi ha proposto di allungare i tempi in giunta sulla decadenza. Così intanto si chiude la finestra elettorale.

«Mi sembrano suggestioni spericolate. Sui tempi di lavoro deciderà la Giunta, non c’è nessuna volontà di venire meno a principi garantisti. Ma sarebbe fuori luogo e poco credibile che si tendesse a diluire il tempo della decisione seguendo la logica che mi ha descritto».

 E il Pdl? Seguirà Berlusconi fino alla fine?

«Spero che la destra prenda atto che si è conclusa una stagione politica e storica. Spero siano in grado di aprire una riflessione. Per loro è uno spartiacque politico. Prevarrà un modello leaderistico, dinastico, quella pulsione populista venata da sovversivismo? Oppure l’anima democratica, europea, costituzionale?».

 Forse non possono abbandonare il Cavaliere proprio ora.

«Sarà la destra a decidere la strada. Ma se non sarà in grado di rendersi autonoma, sarà un’occasione persa».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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