RASSEGNA STAMPA WEB del 2 giugno 2013 – FESTA DELLA REPUBBLICA

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

 

RASSEGNA STAMPA

 

domenica 2 giugno 2013

giornali_referendum 1946

2 giugno 1946

 UN PREAMBOLO DECISIVO

di Pier Luigi Bersani – pagg.1 e 8 Unità del 2 giugno 2013

È giusto leggere la partecipazione alle elezioni amministrative come la conferma di una grave  disaffezione dei cittadini. È  altrettanto giusto rimarcare che, in quel quadro, viene riconosciuto un primato al Partito democratico e ai suoi candidati (dire che si è perso anche quando si è vinto serve spesso per stare con un piede fuori dalle proprie responsabilità!). Il giorno seguente, il nostro risultato è scomparso. In un passaggio parlamentare relativo alla legge elettorale si è dato l’argomento ai giornali per titolare: il Pd si divide, il Pd sull’orlo della crisi, e così via. Già peraltro comincia a vedersi lo sport antico di tirare il sasso e nascondere la mano verso il governo che sosteniamo. Niente di nuovo sotto il sole: in una recente e dolorosa esperienza abbiamo visto come il venir meno a nostre decisioni collettive abbia cambiato il corso degli eventi nella politica del Paese. È tempo di riconoscere che tutto questo è il segno di un problema profondo e strutturale, che non può essere affrontato con richiami al buon cuore ma piuttosto con un sincero confronto fra noi. Ho già provato a descrivere il tema con un interrogativo: vogliamo essere un soggetto politico o semplicemente uno spazio politico? Il Pd è nato mentre già la crisi democratica italiana e l’umore antipolitico avevano generato formazioni a impronta padronale o comunque personalistica; formazioni, cioè, connesse in modo strutturale ed esistenziale al leader. La crisi ha accelerato e approfondito il processo, facendolo emergere un po’ ovunque in Europa. In proposito, le analisi ormai riempiono le biblioteche e convergono. Si sono affermate ovunque esigenze di semplificazione e accorciamento anche emotivo nei meccanismi di rappresentanza; la partecipazione si è andata riducendo ad un ruolo esornativo; la comunicazione si è messa al comando; la «sostanzialità» del consenso ha cominciato a rompere argini formali, istituzionali o addirittura costituzionali. In Italia abbiamo visto per primi come quel tipo di offerta politica sia efficacissimo nel promettere risultati, ma impotente o disastroso nel produrli. Sappiamo ormai che interpretare abilmente ciò che pensa «la gente» non significa governare! Noi democratici abbiamo vissuto questa fase, che è stata per il Pd di affermazione e di radicamento, mettendo a critica quel modello e tuttavia tenendoci, rispetto a quel modello, flessibili fino al punto di essere, qua e là, cedevoli. Nella sostanza ci è sfuggita la radicalità della nostra alternativa e quanto fosse e sia controcorrente la nostra sfida. È tempo di chiarirci le idee fino in fondo. Dentro la transizione e la crisi il nostro modello alternativo pretende di incrociare e interpretare la complessità, l’esplosione delle soggettività, gli spazi inediti di comunicazione e relazione attraverso la partecipazione consapevole, il pluralismo; attraverso la costruzione di una sintesi che muova da meccanismi che non semplificano ma anzi sollecitano e moltiplicano i protagonismi. Come non vedere che questo nostro incompiuto tratto distintivo (arricchito naturalmente da significati valoriali e contenuti programmatici) ha consentito comunque di essere una formazione che ormai «esiste in natura» in ogni luogo del Paese, di superare difficoltà e smentite quotidiane, di candidarci ad essere l’unico potenziale riferimento politico per uscire dalla transizione? D’altra parte, come non vedere il limite strutturale della nostra esperienza che ci trattiene dall’essere pienamente all’altezza delle responsabilità che il Paese ormai ci riconosce? Questo limite sta nella forza e nell’univocità della sintesi. Il nostro modello per definizione drammatizza l’esigenza di sintesi, il nostro modello per definizione esclude di affidarla all’uomo solo al comando. La sintesi può venire solo dalla scelta politica consapevole e  dichiarata da parte dei protagonisti diffusi di devolvere alla decisione del proprio collettivo una parte delle proprie convinzioni e delle proprie ambizioni (è in questa devoluzione peraltro che si materializzano il disinteresse personale e la moralità politica!). Più soggettività e più sintesi: non c’è altra strada, io credo, per stare nella modernità e per essere utili al Paese. Il Paese deve via via percepire che il Partito  democratico ha una fisiologia che dà voce con grande apertura alle complessità e che assieme garantisce decisioni certe ed efficaci e capaci di resistere, quando è necessario, al senso comune del momento. Senza questo saremo trascinati dove, spero, non vogliamo andare: ad essere cioè uno spazio politico anche affascinante ed accogliente ma troppo esposto alle esibizioni individualistiche, alle baronie politiche o ai rabdomanti del senso comune. Un simile spazio può essere utile ad alcuni, a tanti, a tantissimi, ma non al Paese!

Questa necessaria discussione infatti non parla di noi, ma dell’Italia. Viviamo una crisi senza precedenti che ancora non ha esiti prevedibili. Ciò che stiamo vivendo non è politicamente il nostro orizzonte. Le sfide non sono finite, le abbiamo davanti. Programmi, contenuti, soluzioni possono essere discusse liberamente. Ma prima di tutto chiediamoci: vogliamo metterci all’altezza delle nostre responsabilità e del nostro compito? Vogliamo essere finalmente e pienamente un soggetto politico, traendone le conseguenze? Tutto questo è, ovviamente, un semplice preambolo. Ma un preambolo decisivo.

 PD

Renzi: “Io candidato a segretario? Se il Pd decide di vincere…” (…)

Se Matteo vuole fare il premier deve prima scalare il partito (…)

 

LA POLEMICA – l’Unità pag. 2 e 3

Botta e risposta tra Repubblica e la portavoce di Massimo D’Alema, Daniela Reggiani. Il tema è la ricostruzione della caduta del primo governo Prodi, contenuta in un articolo di Filippo Ceccarelli uscito venerdì e dal titolo «Gli eterni duellanti del Pd», in cui si ripercorre la guerra del fuoco amico della sinistra. «Tutto cominciò – sostiene Ceccarelli – con la defrenestrazione di Prodi da parte del leader Maximo nel 1998». Reggiani ha risposto con una lettera inviata al giornale, mail testo originale è stato «asciugato» in alcune sue parti, tanto da spingere la portavoce a divulgarne la versione integrale. Ecco i passaggi oggetto della polemica: «D’Alema ha spiegato per l’ennesima volta nel suo libro-intervista a cura di Peppino Caldarola tutti i passaggi che lo videro protagonista prima del tentativo di salvare il governo Prodi e poi di favorire, ma senza successo, la nascita del governo Ciampi – scrive la portavoce -. Passaggi che si ritrovano puntualmente nel recentissimo libro di Umberto Gentiloni sui diari dell’ex presidente della Repubblica.  (Questa ultima frase non compare su Repubblica, ndr). Bisognerebbe smettere di raccontare bugie certificate come tali, anche da approfondite indagini storiche, e raffigurare in modo distorto il gruppo dirigente per colpirne l’immagine e seminare veleni». Anche quest’ultima parte è stata largamente «tagliata». Da Largo Fochetti si affidano alla replica di Ceccarelli secondo cui è lo stesso D’Alema a fare autocritica nel libro intervista. Controreplica: «Spiace constatare che la direzione di Repubblica non colga il punto: la lettera è stata tagliata per alterarne il senso. Nessuno, infatti, mi ha avvisato di modifiche sul testo». Viene il dubbio, conclude, «che sia stata alterata per rendere più agevole la risposta».

ECONOMIA  E RIFORME

Così lo Stato nasconde i veri evasori fiscali (…)

GOVERNO  

Letta: «Larghe intese irripetibili Priorità, meno tasse sul lavoro» (…)

 

Letta: sì al presidenzialismo Elezione diretta anche in Ue (…)

get_clip_fly letta

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il messaggio di Napolitano per la festa della Repubblica (…)

 

Il Colle

 Napolitano avverte la maggioranza “Basta rigidità e inconcludenze su legge elettorale e riforme”

Letta: mai più il Quirinale eletto in quel modo. Poi corregge

di UMBERTO ROSSO

 

ROMA — Avviso ai litiganti: «Io vigilerò sull’inconcludenza». Giorgio Napolitano torna a mettere in guardia sui rischi «per la stabilità politica e istituzionale», e nel video messaggio per la Festa della Repubblica intima lo stop alla guerra dei veti incrociati che ha rivisto all’opera sulla riforma elettorale pure nel governo delle larghe intese. Invece, non c’è tempo da perdere in manovre e sgambetti di fronte all’emergenza disoccupazione. In sintonia con il capo del governo Enrico Letta che, dal Festival dell’economia di Trento, annuncia che la priorità è «il taglio delle tasse sul lavoro» e sembra aprire sul presidenzialismo: «Non si può più eleggere il capo dello Stato con il sistema dell’aprile scorso, giornate drammatiche».

 

 Napolitano dunque torna a farsi sentire contro lo slittamento delle modifiche al Porcellum, che il Colle invece fortemente vuole. Di fronte ad un’urgenza drammatica, con la disoccupazione giovanile «problema numero uno», per Napolitano i partiti della maggioranza devono cambiare passo. Così, di fatto, indica una scadenza, dà un tempo-limite: dodici mesi. Secondo il capo dello Stato infatti da qui al 2 giugno del prossimo anno l’Italia «dovrà essersi data una prospettiva nuova, più serena e sicura». Enrico Letta raccoglie e rilancia sul tema occupazione, «è la nostra priorità», sorride spiegando che «anche il mio governo è una start-up, pure se un po’ sballottata», poi parla anche di riforme istituzionali. «Non è più possibile — dice il presidente del Consiglio — eleggere ancora il capo dello Stato con il sistema dei grandi elettori. Quella di metà aprile è stata una settimana drammatica per la nostra democrazia». Apertura al presidenzialismo, all’elezione diretta del capo dello Stato? Il premier corregge interpretazioni così nette, «dico solo che non è più accettabile un clima come quello che abbiamo vissuto in quei giorni, con ciò che è successo a Marini e Prodi». Però dal centrodestra arrivano apprezzamenti, «le parole di Letta portano all’elezione diretta del presidente della Repubblica» plaude Cicchitto. Con speculare bocciatura da sinistra.

 

 Napolitano, che stamattina presenzia alla parata ai Fori e nel pomeriggio incontra i cittadini nei giardini del Quirinale (e poi i giornalisti), avverte dunque che vigilerà «perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza». Il che riguarda sia le «scelte urgenti e vitali» contro la crisi economica sia la legge elettorale e le riforme istituzionali «più che mai necessarie ». A chi si rivolge il capo dello Stato, chi tira il freno a mano nella maggioranza, col rischio di bloccare l’esecutivo? Al Colle non avrebbero gradito le manovre del centinaio di parlamentari pd (soprattutto renziani e prodiani) che hanno rilanciato il Mattarellum (non per il sistema elettorale in sé ma per le modalità e la tempistica). E ancora meno apprezzati i veti dei falchi che nel Pdl hanno sabotato qualunque ritocco al Porcellum, con lo stesso Berlusconi che ha messo in coda a tutto la riforma elettorale. L’accordo sulla “safety net” è saltato, ma Napolitano avverte che non intende assistere anche in questa legislatura ad una melina che sfocia nel nulla. Ha accettato la rielezione confidando che «le forze politiche, a cominciare da quelle maggiori, sappiano mostrarsi a loro volta responsabili». Il primo banco di prova sta «nel discutere e confrontarsi ma con realismo e senso del limite», senza mettere a rischio la stabilità.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 SANITA’

Nuova Sars, 2 nuovi casi in Toscana. Contagiata bimba di due anni (…)

…..

pierluigi-bersani-

2 pensieri su “RASSEGNA STAMPA WEB del 2 giugno 2013 – FESTA DELLA REPUBBLICA

  1. Dopo l’anticipo dato da Pierluigi Bersani il giorno che davanti alla direzione del PD ratificò le sue dimissioni ponendo in tono forte, ma costruttivo il quesito ” PD : soggetto politico con un punto d’ordine” o “spazio politico, o auotubus o ascensore o nido del cuculo …”
    aspettavo questo preambolo per incominciare seriamente a ragionare e lavorare in vista del congresso.
    Ecco ora si può cominciare.
    Grazie “segretario”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...