RASSEGNA STAMPA WEB del 26 maggio 2013 – diritti

COMITATO NAPOLETANO BERSANI

 

RASSEGNA STAMPA

 

domenica 26 maggio 2013

Bersani con sigaro più grande

La firma di Bersani sull’Alleanza dei progressisti (…)

 

Casta democratica

Bersani si tiene l’auto blu Fuoco amico de L’Espresso contro l’ex segretario Pd

Il settimanale di De Benedetti fa le pulci a Pier: ora è un “semplice” deputato, perchè allora si tiene vettura e scorta pagate dai contribuenti? (…)

 

Segnalo l’articolo di Filippo Ceccarelli dalla prima di Repubblica, poigina 8 – Il caso

 Tra buffoni e predicatori i troppi Highlander della politica italiana. Quello scontro finale che non arriva mai

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Sottolinea il perdurare di un sistema escludente che è ormai diventato improduttivo dal punto di vista politico e quindi rischia di essere dannoso a se stesso e di conseguenza a tutti

Sempre inseguendo i diritti di partecipazione a 360°

segnalo ancora l’intervista a Vendola – pag. 14 di Repubblica sulle unioni gay

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L’intervista
Il leader di Sel: “La politica faccia la sua parte, senza guerre di religione sulla pelle delle persone”
Vendola plaude all’apertura del Pdl “Ora larghe intese sui diritti civili”
ALESSANDRA LONGOROMA — «Un ragazzino di 17 anni  che dà una lezione a noi adulti. Un ragazzino omosessuale che chiede a questo Paese arretrato: “Devo aver paura di esistere?”». Nichi Vendola è turbato e ammirato  dalla «libertà mentale» di Davide,  autore di quella lettera aRepubblicache mette tutti all’angolo.  Al punto che anche nel centrodestra  si registra qualche smottamento  emotivo. Sandro Bondi e Giancarlo Galan lanciano un appello  interno al Pdl: «È ora di garantire  i diritti civili». Mai troppo tardi. Su questo tema il leader di Sel, tiratosi fuori dalle larghe intese,  ha un atteggiamento ecumenico:  «Qualunque gesto di resipiscenza  nel centrodestra è il benvenuto.  Nessuno vuole scatenare il conflitto politico o la guerra di religione sulla pelle delle persone,  sui loro sentimenti, sui loro vissuti». Un ragazzino che parla di «suicidio» come alternativa al buio dei diritti nel nostro Paese può avere forse la forza di smuovere  le cose, aprendo dei varchi a destra: «Del resto per forze che siautodefiniscono liberali e riformiste  — osserva Vendola — è davvero inconcepibile attardarsi in concezioni arretrate e in linguaggi  ideologici così violenti».
Davide ha dovuto gridare ad un giornale la sua rabbia di giovane  omosessuale. Una sconfitta  della politica.
«È la conferma di come la vita reale cerchi sempre di ritagliarsi una finestra per farsi vedere dalla politica, dalla coscienza collettiva.  Il termometro della febbre civile  ce l’ha questo ragazzino! È lui che ci dice, con sincerità disarmante, quel che è questo Paese, il suo livello insopportabile di arretratezza  su temi come modernità e laicità. Lo fa con una scrittura solenne. Davide mi sembra una bella persona che lancia un terribile  messaggio: “Non mi private del sentimento di me stesso”».
Rivendica un diritto.
«Sì, è questo che fa».
Ma evoca anche una parola terribile: il suicidio.
«In questo caso la metafora del suicidio mi sembra fortunatamente  un escamotage letterario per arrivare alla denuncia: “Tu,Italia, mi uccidi, instillandomi il senso di colpa, la vergogna, scatenando  in me la paura. Tu stai cercando  di indurmi al suicidio…”. Davide fa delle domande secche cui è doveroso rispondere. Davide  chiede: “Devo aver paura di innamorarmi  a 17 anni del mio compagno di banco, devo rassegnarmi  a veder mutilata la mia identità?”».
La certificazione di quanto sia indietro l’Italia o meglio chi la governa.
«Io non sopporto personalmente,  fisicamente, questo stato di costrizione. Non sopporto di vivere in un Paese dove non c’è ancora una legge contro l’omofobia  e si è persino titubanti sul riconoscimento  delle unioni civili. Tutto questo mentre il resto del mondo celebra i diritti del mondo gay».
Ha pensato, leggendo Davide, ai suoi 17 anni?
«Mi son rivisto alla sua età, travolto  dall’oscuro sentimento di essere l’unico al mondo. Perlomeno  Davide può assistere al Gay pride, vedere in televisione le fiction  sulla cosiddetta “modern family”.È già un salto».
Un salto che non è sufficiente a metterci in pareggio con gli altri.
«Infatti. Siamo il fanalino di coda,  siamo arretrati sul piano della civiltà, non solo sul tema dei diritti  gay. Penso alle carceri sovraffollate,  alla gestione dei migranti.  È venuta meno proprio la cultura dei diritti».
Davide si definisce «sfortunato  », e inchioda tutti alle proprie responsabilità. Al punto che persino  Bondi e Galan reagiscono con un appello per i diritti civili.
«Ben venga l’appello. Non si può fare conflitto politico su questi  temi».
Ad un ragazzino gay di 17 anni cosa consiglia? Di andarsene dall’Italia?
«No, ora no. Non è più il tempo della diaspora, è il tempo dei diritti  ».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

da contrapporre alla
nostalgia di Roman Polanski (…)  che emerge nelle dichiarazioni  rilasciate a margine della presentazione del suo
film – satira sul sesso e la lotta tra i sessi – “Venere in pelliccia” al
Festival di Cannes a pag. 22 di Repubblica

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Polanski: “La parità dei sessi?   Che idiozia, ci impoverisce e toglie romanticismo alla vita”

Il regista, 80 anni, firma una esilarante satira sulla coppia
MARIA PIA FUSCO
CANNES — «I fiori offerti da un uomo a una donna oggi è considerato  un gesto indecente. Che peccato.  Sembrerò marxista, ma secondo  me la pillola ha cambiato la donna, l’ha mascolinizzata. Penso  che questa insistenza nel voler “livellare”, eguagliare i generi, le identità sessuali, sia un’idiozia. Penso che abbia impoverito il romanticismo  delle nostre vite e trovo  che questo sia un peccato». Il curioso pensiero di Roman Polanski  è una delle ragioni per cui ha fattoVenere in pelliccia, il film tratto dalla commedia di David Ives, il secondo da una pièce dopo
Carnage, il primo girato in francese.  «L’anno scorso ero qui per presentare Tess restaurato e il mio agente mi ha segnalato la commedia.  L’ho letta, ho trovato esilarante  la satira sul sesso e sulla lotta di potere tra i sessi». Girato in un teatro  ricostruito, è un film a due personaggi,  Thomas, il regista della commedia, e Vanda, un’aspirante protagonista che con la sua arrogante  impudenza, lo costringe a farle un provino.
  In perfetta forma fisica, Polanski,  80 anni ad agosto, con la sua ironia disincantata e lucida, anima  l’incontro per il film, scherza con i giornalisti, fotografa i fotografi  che lo fotografano, in un’atmosfera  di divertita complicità con i suoi applauditissimi attori, la moglie Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric. «Il mio primo film,Il coltello sull’acqua,era a tre personaggi e da allora, era il 1962, pensavo ad una storia a due. È stata  una sfida cercare di non annoiare  il pubblico abituato ormai a divertirsi con un cinema rumoroso,  pieno di morti ammazzati, esplosioni, auto distrutte. Per me ogni film dev’essere una sfida, altrimenti  mi annoio. Oltretutto conVenere in pellicciaho potuto lavorare ancora con Emmanuelle, usare la sua fisicità, la disinvoltura,  la capacità di passare da un’emozione  all’altra. Anche per lei ho girato in francese». Quanto ad Amalric, con una parrucchetta anni 70 in testa, nel film è incredibilmente  somigliante a Polanski.
  La commedia di Ives è tratta dal romanzo di Sacher-Masoch, ma Polanski esclude ogni interesse per il sadomaso: «Lo trovo piuttosto  comico. Mi hanno mostrato alcuni film porno-maso giapponesi.  Allucinanti, non sapevo neppure  che esistessero e che appassionassero  tanta gente. Ma c’è un rapporto con il teatro, con il gioco di potere tra il regista e gli attori. In questo senso durante il film io sono  stato il dominante, ho avuto l’impressione che Mathieu ed Emmanuelle fosserocontenti».Un film sessista con il trionfo al femminile? Polanski lascia  la risposta a David Ives: «Il giudizio  verrà dagli spettatori. Posso solo dire che, durante le rappresentazioni  a Broadway, c’era sempre  qualche donna che ogni tanto alle battute di Wanda si alzava in piedi e gridava “Yes! Yes! Yes!”».
Venere in pelliccia è l’ultimo film del concorso. «Vengo a Cannes da quando ero studente di cinema,  per ogni giovane filmaker questo è un festival eccitante. Ho anche avuto qualche gratificazione,  fino aL’inquilino del terzo pianonel 1976. Un disastro, fu accolto  malissimo, critiche insultanti. Perciò quando 11 anni fa sono venuto  con Il pianistadopo la proiezione  sono tornato subito a Parigi, spaventato. Quando il produttoremi ha chiesto di tornare volevo sapere  di che premio si trattava. Per la regia? Ero seccato, ho vissuto abbastanza per sapere che so dirigere  un film. Solo all’ultimo ho saputo  della Palma d’oro. Un’emozione,  insieme all’immagine di Harrison Ford che ritira l’Oscar per me. Sarei ipocrita se dicessi che i premi non mi fanno piacere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL TEMA SI E’ INSERITO DI”DIRITTO” NEL DIBATTITO PARLAMENTARE

IL CASO

Io, gay a 17 anni chiedo solo di esistere (…)

Gay, Concia: “Caro mondo politico malato” (…)

Gay, Galan e Bondi bacchettano il Pdl: “E’ giunta l’ora di garantire diritti civili” (…)

La presidente della Camera Boldrini prevede presto un disegno di legge

Caro Davide, non ti lasceremo solo. L’omofobia diventerà presto un reato (…)

 

L’editoriale

Non lasciamo alla sinistra i voti degli omosessuali (…)

 

Ai funerali di Don Gallo fischi e contestazioni al Cardinal Bagnasco sulle note di Bella Ciao (…)

 

IL TEMA E’ INTERNAZIONALE

A giugno i primi matrimoni gay in Francia. La Manifestazione  si organizza: «Il 26 maggio saremo milioni a Parigi»  (…)

 

VS

Francia, si uccide a Notre Dame per protestare contro matrimoni gay (…)

 

 

LE INCHIESTE

Tra vittorie in America e sconfitte in Italia

Così nel mondo la condizione dei gay (…)

 

BERSANI, GOVERNISSIMO NON E' RISPOSTA, NON CEDO A CAV

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