RASSEGNA STAMPA WEB del 02 marzo 2013 – sulla strada del governo tra mulattiere e via lattea …

 

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

 

RASSEGNA STAMPA

 

sabato 2 marzo 2013

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Rimborsi elettorali: 42,7 milioni a Grillo. Rinuncerà?

Particolare curioso: se il M5S non dovesse approvare uno statuto interno perderebbe comunque il finanziamento.

 

Il finanziamento pubblico ai partiti

Il finanziamento pubblico ai partiti è una delle modalità, assieme alle quote d’iscrizione e alla raccolta fondi, attraverso cui i partiti politici reperiscono i fondi necessari a finanziare le proprie attività. Ciò consente una maggiore trasparenza e certificazione dei conti. In caso di devoluzione a favore di partiti da parte di privati, il finanziamento pubblico si oppone alla assunzione di “quote di maggioranza” di peso. Fu Flaminio Piccoli (DC) nel 1974 ad introdurre per la prima volta il finanziamento pubblico ai partiti con una legge che ebbe ampia maggioranza in parlamento. Purtroppo subito dopo scoppiarono il caso Lockeed ed il caso Sindona che gettarono un’ombra nera sulla legge. Nel 1978 i Radicali ne proposero l’abrogazione con un referendum che ebbe successo – il 43,6% – ma non raggiunse il quorum. Secondo i Radicali lo Stato con questi finanziamenti deve favorire servizi,  sedi e tipografie, carta a basso costo e quanto necessario per fare politica, non garantire le strutture e gli apparati di partito, che devono essere autofinanziati dagli iscritti e dai simpatizzanti. Fu il referendum abrogativo promosso dai Radicali Italiani nell’aprile 1993 che raggiunse il 90,3% dei voti a favore, che ottenne l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, nel clima di sfiducia che succede allo scandalo di Tangentopoli.

Nello stesso dicembre 1993 il Parlamento aggiorna, con la legge n. 515 del 10 dicembre 1993, la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994. Per l’intera legislatura vengono erogati in unica soluzione 47 milioni di euro. La stessa norma viene applicata in occasione delle successive elezioni politiche del 21 aprile 1996. Il parlamento modifica la norma, con l’art 5 della legge n° 96 del 6 Luglio 2012, e obbliga un partito o un movimento ad avere uno statuto per aver diritto di ricevere i rimborsi elettorali.

A seguito degli scandali che 2012 hanno toccato il tesoriere della Margherita e quello della Lega Nord, il dibattito è stato riaperto e approdato in Parlamento con diversi progetti di legge. Fra le critiche mosse alla completa abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, è la lotta alla dipendenza della politica dai gruppi di pressione e il costo sociale legato alle attività politiche di partecipazione dei cittadini.

 

[La mossa di Bersani sul finanziamento pubblico ai partiti è onesta e generosa. Forse anche obbligata. Verrà descritta come il tentativo di minimizzare i danni causati dalla tempesta scatenatasi sul sistema politico. Da qualche parte però bisognerà cominciare a cambiare il sistema attuale, nel concreto. In questo momento sembra prevalere, a cavallo fra politica e giornalismo, l’arrembante partito del tanto peggio tanto meglio: sono quelli che non accettano alcuna soluzione praticabile; che considerano sempre tutto troppo poco e troppo lento; che ormai fanno coincidere tutti i guai del paese con le storture dei costi della politica. Stafano Menichini 25 aprile 2012 ]

 

INTENTI

[ Sappiamo che la politica ha le sue colpe. E che quanto più profonda si manifesta

la crisi, tanto più le classi dirigenti devono testimoniare il meglio: nella competenza,

nella condotta, nella coerenza. Questo sarà il nostro impegno e la

bussola per il nostro compito. Con la stessa sincerità, diciamo che non siamo

tutti uguali. Non sono uguali i partiti, le persone, le responsabilità. Gli italiani

sono finiti dove mai sarebbero dovuti stare perché a lungo sono stati governati

male. Noi vogliamo chiudere quella pagina e aprirne un’altra.

L’Italia, come altre grandi nazioni, è immersa nella fine drammatica di un ciclo

della storia che ha occupato l’ultimo trentennio. La gravità del quadro elimina

molte certezze. Ma sono proprio le grandi rotture a dettare le regole del futuro.

Nel senso che da una crisi radicale – dell’economia e della democrazia – non si

esce mai come si è entrati. Le crisi cambiano il paesaggio, le persone, il modo di

pensare. La sfida è spingere quel mutamento verso un progresso e un civismo

più solidi, retti, condivisi. Davanti a noi, adesso, c’è una scelta di questo tipo: se

batterci per migliorare tutti assieme o rinunciare a battersi. Se credere nelle risorse

del Paese o affidarsi – e sarebbe una sciagura – alle risorse di uno solo. Se unire

le energie disponibili e ripensare assieme l’Europa, o attendere che altri scelgano

e dicano per noi. –  Pier Luigi Bersani – Estratto dalla Carta d’Intenti ]

 

PD OR NOT PD … THIS IS THE QUESTION …

Renzi torna in campo e si smarca dai padri nobili, Bersani compreso. Nubi sulla linea del segretario. Reggerà fino a mercoledì? (…)

 

Grillo e Renzi bocciano la strategia di Bersani (…)

 

Nei Democratici è già partita la corsa per le nuove primarie (…)

 

RODOTA’ : ORA SI DEVE RICOSTRUIRE. BERSANI HA IL DOVERE DI TENTARE L’IMPRESA (…)

 

PIER LUIGI CONTA I SUOI : CHI NON CI STA LO DICA (…)

Bersani punta alla prova del voto alla direzione Pd (…)

Renzi non si fa bruciare. Il cerino resta a Bersani (…)

 

Veltroni : Niente governissimo e niente blandizie a 5 stelle (…)

 

E i giovani lasciano il PD (…)

 

Il guru inafferrabile  che ama Tex e Asimov e non parla coi baristi (…)

 

CAMERE CON SVISTA

 L’ipotesi di accelerare i tempi. Napolitano potrebbe convocarle tre giorni prima per anticipare le consultazioni (…)

 

Nel rebus del governo il Pd e Napolitano non sembrano in sintonia (…)

 

Il Pd ed il linguaggio del corpo (…)

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