UN BEL RISPARMIO … il Governo non ci pensa ……..

Con il D.P.R. n.3 del gennaio 1957 si sancisce il valore e la funzione sociale della Pubblica Amministrazione e ne si determina l’accesso mediante pubblico concorso, così come da dettato costituzionale. La Pubblica Amministrazione è il braccio operativo del governo di un paese e ne organizza tutta la vita cittadina per cui è da sempre lo snodo essenziale della trasparenza e dell’accesso ai “fatti pubblici” e della verifica della politica di un paese. Ebbene in realtà è stato per molti anni lo snodo essenziale del controllo politico sui fatti privati. Detto questo non si è detto molto se non si aggiunge che per questo motivo si sono susseguite nel corso di decenni ben due privatizzazioni della Pubblica Amministrazione, le quali – nonostante il termine lasci pensare alla vituperata frase “ne faccio ciò che voglio poichè sono io a gestire e nessun altri” – sono andate a buon fine negli intenti e nelle leggi. Oggi la Pubblica Amministrazione deve pubblicamente rendere conto del proprio operato. E la cosa non è un male se non crescesse la solita “erbaccia” tutto intorno al buon seminato. Imperversano gossip ed antipolitica che non perseguono tentativi propositivi ma solo tendenziosi e speculativi. Ma questo non è il punto più critico di tutta la vicenda. Il fatto è che veri riformisti ed innovatori avrebbero dovuto capire che per eliminare gli sprechi della Pubblica Amministrazione avrebbero dovuto essere eliminate anche alcune leggi di antico sapore direttorio o per meglio dire se ne sarebbe dovuto correggere il tiro. Come ad esempio l’accesso alle qualifiche superiori mediante pubblico concorso! Il magna magna è implicito e sottointeso. Il candore dei nostri predecessori non poteva arrivare alle sottigliezze della politica moderna! Mi piace pensarla così. E comunque il ragionamento quì si inscrive sui dati attuali e materiali. I concorsi per passaggi di livello sono il non plus ultra della devastazione politica dell’Italia nostra patria. Ecco e allora si sarebbe dovuto pensare – tra le altre –  ad una riforma di questo semplicissimo elementare passaggio.
La trasparenza, semplificazione, efficienza ed economicità – così tanto invocate ed a volte addirittura raggiunte! – si arenano su questo dato elementarissimo che potrebbe essere riformato e cambiato con un più trasparente: la progressione interna avviene per meriti, titoli ed anzianità che fanno la qualifica al livello superiore, fermo restando il primo accesso (assunzione) nella Pubblica Amministrazione tramite pubblico concorso e senza deroghe. Quanti concorsi e consociativismo sarebbero evitati, una bella semplificazione ed un più grande risparmio. Regole precise di selezione ne farebbero l’asse portante di una riforma in barba allo spoil system. Il nostro governo si è interssato di questo? Macchè.
Ora a ben ragione i Riformisti stanno più nel centro-sinistra, con o senza trattino, quindi l’attuale governo non c’azzeccherebbe molto – e lo ha ampiamente dimostrato. I Riformisti di centro-sinistra, con o senza trattino,  hanno fatto delle riforme bellissime nel senso della trasparenza ed accessibilità, tutte le leggi Bassanini ad esempio o la 241, ma di una riforma per l’accesso alle cariche dirigenziali neanche l’ombra.
A ragione di quanto sto dicendo mi piace riportare le sentenze della Corte Costituzionale del 1999 che in riferimento ad altro, anzi in riferimento ad esattamente l’opposto di cui quì sto argomentando, in riferimento alle deroghe all’accesso tramite concorso delle cariche dirigenziali, [e questo è un altro punto fondamentale per dire: tanto comunque se si vuole i concorsi non vengono espletati e le cariche si “concedono” in modo a dir poco “arbitrario” … con deroghe per l’appunto … ] così dicono: C.Cost. n. 1/99 “l’abnorme diffusione del concorso interno per titoli nel passaggio da un livello all’altro produce una distorsione che, oltre a reintrodurre surrettiziamente il modello delle carriere in una nuova disciplina che ne prevede invece il superamento, si riflette negativamente anche sul buon andamento della pubblica amministrazione”;
C.Cost. n. 159/05 La regola del pubblico concorso può dirsi pienamente rispettata, “solo qualora le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie ed irragionevoli forme di restrizione dei soggetti legittimati parteciparvi”, laddove la sua deroga può unicamente operare “in presenza di peculiari situazioni giustificatrici, nell’esercizio di una discrezionalità che trova il suo limite nella necessità di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione […] ed il cui vaglio di costituzionalità non può che passare attraverso una valutazione di ragionevolezza della scelta operata dal legislatore”.
Ed allora, perbacco, tanto meglio sarebbe se l’Italia potesse risparmiare soldi e diatribe con la progressione interna con titoli alla mano, anzianità di servizio e meriti strettamente riferentisi al lavoro svolto. Ditemi voi ……..

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