LA QUESTIONE MORALE ED IL CASO PENATI

Per istinto la questione morale  
Eviscerare ancora un volta la questione morale, come una sorta di refrain stanco e monotono, non è sinonimo di ripetitività e mancanza di verve – che per carità per quanto mi concerne potrebbe anche essere vero – è piuttosto il segnale di una problematica che non si risolve (e chissà se mai) ma che preme sulla società in modo a dir poco opprimente. Infatti in questi giorni, in particolare, si fa un gran parlare di questione morale. E’ assurta agli onori della cronaca perchè sempre più evidente si è reso il cinismo con il quale a volte veniamo amministrati. Un cinismo che sembra essere più figlio della necessità, della mancanza di regole certe e condivise che una totale assenza di ragione sociale.
E’ vieppiù segnale di uno scontro generazionale in atto sia di età che di classe sociale. Scontro di età perchè è nelle cose della vita, scontro di classi sociali perchè così è stato vuoluto che fosse. E mi spiego. Che un figlio dica al proprio padre “sei matusa” è nei fatti un qualcosa che avviene da sempre. Il figlio vive, una volta raggiunta l’età dell’intellighentia, ossia della consapevolezza e conoscenza!, in un ambiente sostanzialmente modificato nel corso degli anni proprio dal padre, all’interno ed al caldo di conquiste che modificano l’organizzazione civile nel disperato tentativo di migliorarla ed agevolarla. Ma ciò che per il figlio è un dato di fatto, un punto di partenza dal quale lanciarsi verso il futuro, alla ricerca di nuove e migliori conquiste, per il padre è un punto di arrivo, oltre il quale vi è l’ignoto e quindi il pericoloso. Da quì lo scontro genrerazionale. Ciò che per il padre è una totale apertura della moralità molto più avanzata rispetto al proprio passato, per il figlio è una comodità, una libertà alla quale non intende assolutamente rinunciare e fa gruppo e forza con i coetanei affinchè nessuno possa sottrargli la conquista della modernità.Questi meccanismi a volte sono dei semplici corsi e ricorsi di vichiano sapore perchè i padri tendono a perdere la memoria effettiva della propria giovinezza e nel ricordo tutto si sfuma e ciò che sembra una punta avanzata del comportamento del figlio non è altro che una ripetitività dell’età propria di cui si è persa un po’ traccia per effetto degli anni. Anche la società segue questo meccanismo. Alcune conquiste organizzative sono volte al miglioramento sociale ed al riconoscimento di diritti che dovrebbero essere taciti ma che in realtà chi dirige non riconosce immediatamente (teme l’ignoto!). Queste conquiste, questi diritti non si vorrebbero mai perdere perchè agevolano il vivere civile quotidiano e servono come punto di partenza per lanciarsi verso nuovi diritti, nuove conquiste tendenti ad un’organizzazione sempre migliorata e riconosciuta. Sempre più democratica come sinonimo di partecipazione, condivisione, dignità, opportunità.
Ciò per quanto riguarda lo scontro generazionale instaurato da un presunto cambio di moralità.
Lo scontro di classi avviene invece quando – in presenza di congiunture temporali complicate e difficoltose, trasformatrici o di passaggio – si preferisce far quadrato su una classe piuttosto che su di un’altra alla luce del famoso detto tanto peggio tanto meglio, che evidenzia il cinismo e moralità di un certo momento storico ma che in realtà nasconde il grado di vuoto della politica dei vari passaggi della storia umana.
Questo vuoto non è dovuto piuttosto ad imperizia quanto a convinzione politica. Una convinzione politica volta al conservatorismo ed alla perdita di tanti diritti così difficilmente conquistati. Una convinzione politica formatasi sulla genericità ed essa stessa sul qualunquismo. Una convinzione politica che adotta frasi come : i meridionali sono disorganizzati, tutti gli impiegati pubblici sono nullafacenti, i giovani sono bambocci, e così via dicendo … Un modo di pensare che ha portato alla fuga dall’Italia di capitali e cervelli. Se questo modo di pensare considera che la società è malata a Napoli si dice : “’O pesce fet’ da’ capa” che vuol dire Il pesce puzza dalla testa, in pratica il responsabili sono in alto. Sono quel padre conservatore che non lascia crescere i figli o li abbandona troppo a se stessi perchè troppo preso dai propri affari. Sono quella politica arraffona che datasi delle regole non le adatta ai mutati tempi …. Noi oggi ci troviamo già nel post questione morale. La vera e propria questione morale è esplosa una ventina d’anni fa. Essa sembrava risolta ma si è riproposta con maggiore virulenza da un tre-quattro anni a questa parte. Ciò perchè il Parlamento non ha legiferato bene, non per la società, non con lungimiranza, non ha saputo o voluto cautelare il paese dai colpi di coda di un inizio millennio diverso sostanzialmente dai secoli precedenti che richiedeva una più ferma guida dei processi in atto pur nella maggiore e necessaria apertura alla diversa società che ancora oggi si va delineando. O forse ha sottovalutato le frizioni sociali che comunque in ogni momento davano segnali evidenti. E gli effetti si sono svelati in tutta la loro crudezza: organizzare la politica, la società e l’economia di un paese è difficile, complicato ed oneroso, oltremodo in tempo di crisi. Il dialogo politico si risolve, stringi stringi, in uno scontro tra fazioni. Penati paga lo scotto e le conseguenze di questa difficoltà, e non è il solo. Ma sta agendo da persona elegante e gliene si deve dare atto. Non mi sento di condannarlo e nemmeno di contestarlo, ne capisco il momento diffcile ma non capisco perchè al momento non abbia potuto agire diversamente. Coinvolgere la dirigenza di un partito in tutto questo magma, in questo momento così delicato soprattutto per la società, non mi sembra igienico.

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